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180 anni di eccellenza a Glashütte, 180 anni di alta orologeria tedesca
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180 anni di eccellenza a Glashütte, 180 anni di alta orologeria tedesca

Glashutte-Original-180 anni

Tutto ebbe inizio in un tranquilla cittadina situata in una valle dei Monti Metalliferi: siamo a Glashütte, dove nel 1845 vennero poste le basi di un progetto destinato a lasciare il proprio segno nel tempo. È qui che nasce l'alta orologeria tedesca, riconosciuta in tutto il mondo per la grande precisione e raffinata artigianalità. Il 2025 segna ben 180 anni di orologeria a Glashütte, e con essi, 180 anni di una storia semplicemente straordinaria. Ripercorriamola insieme.

Glashütte Original oggi è un punto di riferimento nel mondo dell'alta orologeria, in grado di raggiungere livelli di dettaglio, sia nel design che nella produzione, a cui pochi possono aspirare. Le collezioni attuali includono modelli iconici come il Senator Chronometer, con il suo speciale sistema di azzeramento e arresto del minuto, le linee Sixties e Seventies che evocano il passato con lo stile della maison, la collezione Pano con il suo inconfondibile datario Panorama su un unico piano perfettamente leggibile, e infine la SeaQ, che unisce alte prestazioni e bellezza senza tempo con un approccio del tutto personale.

Glashütte nel 1855, culla dell'alta orologeria tedesca. Foto: Glashütte Original.

Oggi è possibile scoprire l’incomparabile dedizione e l’attenzione al dettaglio di Glashütte Original attraverso le loro lavorazioni uniche. Tra queste, la brunitura termica di ogni singola vite, l’incisione a mano dei ponti del bilanciere, fino alla produzione dei propri quadranti in una struttura dedicata, situata proprio accanto alla manifattura, sempre a Glashütte. L’elenco delle meraviglie tecniche e delle peculiarità del brand potrebbe continuare a lungo ma torniamo alle origini: cerchiamo di capire dove e come tutto è cominciato.

“180 anni fa, una grande visione prese forma in una piccola realtà” ricorda Glashütte Original. Nel 1845, con la fondazione della sua azienda a Glashütte, Ferdinand Adolph Lange fu il primo orologiaio al mondo a introdurre il sistema metrico. Fino ad allora, gli orologiai dell’Europa continentale utilizzavano comunemente la linea di Parigi, pari a circa 2,26 millimetri – e in effetti, ancora oggi, le dimensioni di casse e movimenti vengono spesso espresse in linee o lignes.

La scuola di orologeria nel 1880, già allora un’istituzione di rilievo. Foto: Glashütte Original.

Per quanto oggi possa sembrare incredibile, gli orologiai dell’epoca non utilizzavano un sistema di suddivisione decimale, bensì basato sul numero dodici – una scelta che causava imprecisioni e incoerenze, rallentando lo sviluppo dei componenti e, di conseguenza, dell’intero movimento. Curiosità: il sistema metrico divenne obbligatorio in Germania solo tre decenni dopo che Glashütte lo aveva già adottato – a riprova del fatto che l’orologeria è sempre stata un settore all’avanguardia, capace di incarnare il massimo delle aspirazioni e delle conquiste umane.

Fu proprio il desiderio di precisione assoluta a spingere Lange e gli orologiai della valle a sviluppare e utilizzare il micrometro, affinando costantemente i propri strumenti di misurazione e lavorazione per raggiungere prestazioni superiori e tolleranze sempre più strette.

Circa un secolo dopo, la manifattura fondata da Ferdinand Adolph Lange divenne parte della VEB Glashütter Uhrenbetriebe. Oggi, Glashütter Uhrenbetrieb GmbH – meglio conosciuta come Glashütte Original – è l’erede ufficiale di quella realtà statale, e continua ancora oggi a perseguire la stessa visione di precisione assoluta. Ma procediamo per gradi.

La regione di Glashütte, situata a circa 30 chilometri da Dresda, aveva vissuto per secoli di attività minerarie. In seguito, a questa si affiancò l’intreccio della paglia: un’attività insolita, ma che richiedeva una notevole destrezza e una grande attenzione al dettaglio – qualità che, come si può intuire, trovano un chiaro parallelismo con l’orologeria. Con il progressivo esaurirsi dei giacimenti, però, la popolazione iniziò a temere seriamente per il proprio futuro.

Nel 1900, questo edificio divenne la sede del Museo dell’Orologeria di Glashütte, affiancando la formazione degli orologiai. Foto: Glashütte Original.

Il Regno di Sassonia dovette riflettere a fondo per dare alla regione una nuova prospettiva, e scelse consapevolmente l’orologeria come settore di eccellenza capace di rilanciare l’economia locale. Sebbene il governo non finanziò la costruzione delle fabbriche, sostenne la formazione degli orologiai, ponendo così le basi per un’industria incentrata fin dall’inizio sulla specializzazione e sul trasferimento delle competenze. Oggi Glashütte è un vero scrigno di saperi orologieri straordinari, dallo sviluppo del movimento alla produzione e decorazione dei componenti, fino al loro assemblaggio, perfezionamento e collaudo.

Nel giro di pochi anni – parliamo degli anni ’70 del XIX secolo – da cittadina mineraria Glashütte divenne la culla dell'alta orologeria tedesca. Non fu il lavoro di un singolo individuo o di una sola azienda, ma uno sforzo collettivo di grandi visionari che si sostenevano a vicenda e coltivavano profonde amicizie. Il loro lascito più prezioso? La Scuola Tedesca di Orologeria di Glashütte.

Ben prima del codice Morse, gli orologiai utilizzavano già un orologio di riferimento di grande precisione per verificare le prestazioni dei loro nuovi segnatempo. In questa immagine, un cosiddetto “orologio regolatore” della metà del XIX secolo. Foto: Glashütte Original.

Il 1° maggio 1878, i primi 16 studenti iniziarono gli studi di orologeria in due aule dell’edificio scolastico della comunità di Glashütte. Una piccola cittadina, già allora traboccante di piccole manifatture orologiere, aveva ancora molta strada da fare ma l’entusiasmo cresceva rapidamente. Nel 1881, fu inaugurato un edificio scolastico dedicato con spazio per 60-80 studenti, accelerando lo sviluppo di Glashütte come produttore di orologi di pregio. Quaranta anni dopo, nel 1921, l’edificio fu ulteriormente ampliato, dotandosi anche di un parco e di una “fontana monumentale”.

Diplomarsi alla Scuola Tedesca di Orologeria di Glashütte, oltre ad essere un grande orgoglio, significava anche ottenere un titolo riconosciuto a livello internazionale; è facile, quindi, immaginare cosa significasse essere invitati a insegnare o tenere conferenze presso la Scuola.

Come accade nelle migliori università e istituti, anche la Scuola di Glashütte stimolava l’innovazione, concentrandosi con estrema dedizione sul perfezionamento degli strumenti per la misurazione del tempo. All’inizio del XX secolo, Alfred Helwig, maestro orologiaio e insegnante presso la Scuola, raccolse la sfida di sviluppare ulteriormente una delle complicazioni più raffinate nell’arte dell’orologeria: il tourbillon. Nel 1920, riuscì a migliorarlo fissando l’assemblaggio del tourbillon da un solo lato invece che da entrambi, liberandolo così dal ponte superiore che ne limitava la vista e ne aumentava lo spessore. I suoi studenti lo affiancarono nella costruzione dei primi movimenti, e il cosiddetto Flying Tourbillon divenne ben presto una delle invenzioni più celebri di Glashütte.

Futuri orologiai nei primi anni del Novecento. Foto: Glashütte Original.

L'ossessione di Glashütte per la precisione cominciava a diffondersi letteralmente nell’aria. Ogni sabato, all'interno della scuola si teneva un rituale davvero speciale. Dalle 8:00 alle 8:10 del mattino, l’osservatorio di Berlino trasmetteva un segnale orario a Glashütte tramite una delle prime linee in codice Morse nei Monti Metalliferi. Grazie a un cosiddetto orologio di coincidenza, l’orario poteva essere verificato con una precisione al decimo di secondo. Alfred Helwig ricordava: “Questo ricevimento del segnale orario era un atto quasi cerimoniale, accompagnato dal massimo silenzio in tutto l’edificio, affinché si potesse udire chiaramente la coincidenza dei battiti. Il preside e gli insegnanti erano presenti, e ogni volta venivano chiamati alcuni studenti, così da permettere a tutti di familiarizzare gradualmente con la ricezione del segnale”.

Perché dedicare tanta attenzione a un segnale orario? I migliori orologiai sono naturalmente ossessionati dalla precisione e per questo necessitano di un cosiddetto orologio di riferimento, che essi stessi costruiscono e conservano. Questo orologio funge da parametro di confronto per valutare la performance dei movimenti e degli orologi che realizzano. In orologeria, la regolazione è l’arte di perfezionare un movimento fino al massimo livello possibile. Deve essere eseguita singolarmente su ogni orologio di alta qualità, poiché i diversi componenti responsabili della precisione differiscono leggermente tra loro, a causa delle modalità di lavorazione, delle leghe utilizzate e persino dell’assemblaggio e della lubrificazione.

Le nuove generazioni di orologiai Glashütte Original ancora oggi fondano il loro lavoro su competenza ed esperienza. Foto: Glashütte Original.

Non esistono due movimenti uguali e i regolatori delle manifatture orologiere praticano quella che viene spesso definita “l’arte della regolazione” proprio in virtù delle minime differenze tra ciascun esemplare. Ci vuole una dedizione immensa e un bagaglio di competenze notevole per riuscire a calibrare l’elemento regolatore di un movimento in modo da ottenerne le massime prestazioni. I fieri orologiai di Glashütte sono da sempre riconosciuti per il loro impegno verso l’eccellenza – come dimostra il rituale che si svolgeva ogni sabato nella Scuola.

Spingere oltre i limiti è sempre stato un tratto distintivo di Glashütte lungo i molteplici capitoli della sua storia tanto che l’industria orologiera della regione rischiò quasi di soccombere sotto la pressione di questa ricerca. Nei primi anni del Novecento, pur essendo già famosa per le prestazioni e la bellezza dei suoi orologi da tasca, Glashütte si trovò di fronte a una nuova dimensione: quella dell’orologio da polso. I suoi orologiai subirono duramente l’inflazione alle stelle e il calo delle esportazioni causati dalla Prima Guerra Mondiale, aggravati dalla crisi economica globale degli anni ’20 e ’30. Ma ciò che minacciò davvero la loro sopravvivenza fu un decisivo sviluppo di mercato che Glashütte rischiò quasi di perdere.

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Lo Spezimatic del 1969 ha ispirato l’attuale e fortunatissima linea SeaQ di Glashütte Original, ancora oggi disponibile. Foto: Glashütte Original.

Fino a quel momento, gli orologi da polso venivano prodotti principalmente come “braccialetti” – ovvero venivano considerati gioielli indossati esclusivamente dalle donne –  oppure in quantità marginali per usi militari o per spedizioni scientifiche. Eppure, il cambiamento era inevitabile: nel 1930, per la prima volta, in Germania furono venduti tanti orologi da polso quanto gli orologi da tasca. Già nel 1934, secondo le analisi di mercato dell’epoca, la quota degli orologi da polso salì al 65%.

Radicati in un profondo rispetto per la propria arte, i produttori di Glashütte accolsero questo cambiamento con scetticismo, in gran parte liquidandolo come una moda effimera. Per certi versi questo era comprensibile: la precisione e l’affidabilità dei movimenti da polso allora in commercio non erano paragonabili agli elevati standard con cui Glashütte produceva i propri orologi da tasca. Alla fine, alcune di queste aziende fallirono proprio a causa del loro principio di voler rispettare tali alti standard. E toccò anche a nomi illustri, come la Deutsche Präzisions-Uhren-Fabrik Glashütte (la più grande cooperativa di produzione tedesca dell’epoca), che dichiarò fallimento nel 1926. Più in generale, era solo questione di tempo prima che la riluttanza degli orologiai di Glashütte ad abbracciare il progresso finisse per ritorcersi contro di loro.

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Glashütte spinge i limiti della tecnologia manifatturiera dal 1845. In questa foto, un laboratorio agli inizi del secolo scorso. Foto: Glashütte Original.

Come spesso accade, dai beni derivanti da un’insolvenza nacquero presto due società gemelle, entrambe animate da una visione ambiziosa sin dall’inizio. UROFA (Uhren Rohwerke Fabrik AG) e UFAG (Uhrenfabrik AG Glashütte) furono le prime realtà a Glashütte a concentrare i propri sforzi sulla produzione di orologi da polso. Il direttore generale incaricato, il dott. Ernst Kurtz, era perfettamente consapevole del notevole vantaggio competitivo della concorrenza. Nel tentativo di guidare il progetto verso il successo, comprese subito che era necessario reinventare completamente il modo in cui si producevano orologi a Glashütte. Oltre alla modernizzazione delle strutture aziendali, il dott. Kurtz diede grande importanza alla formazione delle nuove generazioni: richiese persino che ogni apprendista imparasse a suonare uno strumento musicale durante il proprio percorso formativo – cosa che, con entusiasmo, la maggior parte fece.

Per entrare con credibilità nel mondo degli orologi da polso, Glashütte aveva bisogno di un movimento all’altezza, capace di competere con i migliori. E lo trovò nel Calibro 58. Questo movimento rappresentò una svolta per l’azienda sotto due aspetti: i progettisti, durante lo sviluppo, posero l’accento su un bariletto di carica di grandi dimensioni e su un bilanciere altrettanto ampio. Il primo garantiva una riserva di carica prolungata grazie a una coppia costante, mentre il secondo assicurava una marcia stabile. Si trattava di un principio già ampiamente collaudato nella costruzione di orologi da tasca, che UROFA riuscì a trasferire con successo in un formato miniaturizzato. Fu persino introdotto un azionamento indiretto, che permetteva di posizionare la lancetta dei secondi sopra il bariletto della molla, diminuendo così le dimensioni del movimento.

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Elegante e femminile: estratto da uno shooting fotografico di catalogo degli anni '60. Foto: Deutsches Uhrenmuseum Glashütte.

Lungi dall’essere “solo” un orologiaio per orologiai, il dott. Ernst Kurtz diede prova di genio anche in ambito marketing, promuovendo il Calibro 58 con il nome di “Raumnutzwerk”. La campagna su larga scala metteva in evidenza l’ingegnosa progettazione di questo movimento compatto che misurava solo 20 x 28 mm con uno spessore di soli 4 mm e ne paragonava le prestazioni a quelle di un orologio da tasca. La sua strategia funzionò e il Calibro 58 divenne un grande successo commerciale. UFAG si dedicò in parte alla produzione di orologi finiti, i cui quadranti venivano contrassegnati con la G di Glashütte.

All’inizio della Seconda Guerra Mondiale, a UROFA fu affidato lo sviluppo di un cronografo adattato nello specifico alle esigenze dei piloti. Questi strumenti si dimostrarono talmente robusti e performanti da meritarsi un nome speciale: ispirandosi al termine latino “tutus”, che significa sicuro o protetto, UFAG marchiò questi orologi con il nome “Tutima”.

A Glashütte, la guerra terminò l’8 maggio 1945 con un bombardamento dell’aviazione sovietica. L’industria orologiera della cittadina, parzialmente distrutta, fu gravemente colpita. I dipendenti delle varie manifatture cercarono di salvare il salvabile, mentre i quadri dirigenti nascosero orologi finiti nelle proprie abitazioni per metterli al riparo dai saccheggi dell’Armata Rossa. I timori peggiori si concretizzarono nell’agosto del 1945, quando l’autorità sovietica ordinò lo smantellamento completo dell’industria orologiera di Glashütte.

“Presero tutto… ogni macchina, ogni cacciavite, ogni schema, ogni disegno tecnico, i banchi di lavoro, semplicemente tutto,” ricorda un testimone dell’epoca, ex dipendente di UROFA, all’epoca il più grande produttore di orologi di Glashütte. Macchinari, utensili e le ultime scorte produttive vennero imballati in casse di legno e trasportati via su 32 camion, ognuno con un carico utile di 10 tonnellate.

Un secolo di competenze e passione fu inscatolato e portato via – non solo da Glashütte, ma dall’intero Paese. Ma grazie alla dedizione instancabile del popolo di Glashütte, oggi tutto è tornato a splendere, più forte che mai. Foto: Glashütte Original.

A Glashütte non era rimasto nulla. Trecento tonnellate di passione, invenzioni e lavoro orologiero svanite nel nulla. Ma fu proprio allora che accadde qualcosa di straordinario: mossi dalla propria tenacia, gli artigiani e tecnici locali iniziarono a ricostruire con le proprie mani gli strumenti necessari per riprendere la produzione. Si rivelò una fortuna inaspettata il fatto che i sovietici, durante la confisca, avessero lasciato indietro gli stampi di alcune macchine. Grazie a questi, una fonderia nelle vicinanze fu in grado di produrre da zero macchinari complessi come torni e fresatrici. Altri strumenti furono ricostruiti completamente a memoria dai maestri attrezzisti di Glashütte. Animati da un forte spirito comunitario, le aziende si accordarono anche per prestarsi reciprocamente i macchinari più importanti.

Solo pochi mesi dopo la fine della guerra, fu possibile assemblare nuovamente un piccolo numero di orologi, utilizzando le scorte residue di vecchi componenti. Cinque mesi dopo la capitolazione della Germania, sotto la direzione di Helmut Keller, uno dei principali ingegneri di UROFA, venne sviluppato un nuovo movimento: il Calibro 61. Un progetto ingegnoso, ma estremamente complesso da produrre su larga scala a causa della carenza generalizzata di risorse.

Nel 1950, la neonata Repubblica Democratica Tedesca (DDR) presentò il suo primo piano quinquennale, che regolava la distribuzione delle risorse e gli obiettivi produttivi su tutto il territorio nazionale. Le aziende private furono deliberatamente penalizzate rispetto alle imprese statali. Fu per legittime preoccupazioni legate alla carenza di materiali e al rischio di perdere manodopera specializzata che UROFA e UFAG richiesero volontariamente il passaggio alla proprietà statale.

Da questa fusione nacque la VEB Glashütter Uhrenbetriebe (GUB), destinata a detenere il monopolio della produzione orologiera a Glashütte per i successivi quarant’anni.

La nuova PanoMaticLunar Anniversary Edition mostra quanto possa essere senza tempo l’orologeria moderna. Un magnifico quadrante in avventurina blu esalta la luminosa profondità della cassa in platino, rendendo questa PanoMaticLunar Anniversary Edition straordinaria dentro e fuori, come si addice ad una celebrazione di ben 180 anni di successi. Foto: Glashütte Original.

La gamma di prodotti offerta dalla VEB Glashütter Uhrenbetriebe in quel periodo si distingueva nettamente dalla norma sotto diversi aspetti: tra il 1951 e il 1991, l’azienda sviluppò ben quattro nuovi movimenti con carica automatica. Il Calibro 74, che divenne il cuore dello Spezimatic presentato nel 1964, fu un successo clamoroso. Con un diametro di 28 mm e un’altezza di soli 5,05 mm, si allineava perfettamente alla tendenza internazionale verso casse più sottili. Ancora oggi, lo Spezimatic è considerata l’orologio di maggior successo mai prodotto a Glashütte. Fu realizzato in decine di varianti cromatiche e – fatto ancor più insolito per la socialista DDR – fu persino disponibile con una cassa in oro massiccio.

Il suo vero valore, però, risiede nel legame emotivo che molti proprietari conservano con il proprio esemplare. All’epoca, lo Spezimatic era un regalo molto apprezzato per le occasioni speciali e, in alcuni casi, veniva persino scelto come sostituto delle fedi nuziali. Sono proprio queste storie e queste esperienze ad averlo reso un evergreen per intere generazioni.

Nel 1978 l'azienda presentò lo Spezichron, caratterizzato da una cassa quadrata con angoli arrotondati definita a “forma di TV”, divenuta nel tempo un’icona di stile. Un design amatissimo dai fan, che oggi rivive nella collezione Seventies di Glashütte Original, naturalmente reinterpretata con un livello di esecuzione, presentazione e raffinatezza incomparabilmente superiore.

Considerando le difficoltà della DDR in termini di approvvigionamento di componenti, macchinari e performance economiche in generale, la VEB Glashütter Uhrenbetriebe istituì un proprio Reparto Costruzione Macchine Speciali (Abteilung Sondermaschinenbau), che le garantì una maggiore indipendenza produttiva, fino ai nostri giorni. In altre parole, l’orologeria a Glashütte divenne sempre più autonoma, competente e autosufficiente.

Un sistema a carica automatica con massa oscillante in oro 21 carati alimenta l'impressionante riserva di carica di 100 ore del PanoMaticLunar Anniversary Edition. Foto: Glashütte Original.

Nel corso della riunificazione tedesca, il 16 ottobre 1990 la VEB Glashütter Uhrenbetriebe venne iscritta nel registro commerciale come Glashütter Uhrenbetrieb GmbH. Dopo la privatizzazione del 1994, l’azienda adottò il nome commerciale Glashütte Original, come chiaro impegno verso le proprie radici e come affermazione della sua particolare eredità storica. Continuò così la grande tradizione orologiera della città sotto questo marchio, inviando un segnale inequivocabile di continuità: il brand non attinge solo ai grandi traguardi raggiunti nel corso del XIX secolo, ma riconosce con orgoglio anche l’eredità orologiera del XX secolo, segnata da crisi profonde e dure restrizioni.

Oggi Glashütte Original celebra con fierezza questo patrimonio, forgiato da inventori geniali, umili studenti, artigiani ingegnosi e da una città che, prima di tutto, ha preservato per quasi due secoli il desiderio di costruire gli orologi più raffinati al mondo.

Per festeggiare questo traguardo dei 180 anni nel modo più nobile e lussuoso possibile, è arrivato il nuovo PanoMaticLunar Anniversary Edition. I 180 esemplari in edizione limitata sono avvolti da una cassa in platino massiccio. La sua lucentezza profonda e il colore intenso rendono questo modello firmato Glashütte Original degno di rappresentare una celebrazione tanto importante. Un quadrante in avventurina blu brilla e cattura l'attenzione ad ogni piccolo movimento del polso mentre il calibro di manifattura 92-14, rifinito e inciso a mano nella manifattura dell'azienda, si avvale di una carica automatica.

Per maggiori informazioni visita il sito di Glashütte Original.

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Last Updated on Ottobre 16, 2025 by Editorial Team

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