Airon Martin è cresciuto a Sinop, una piccola cittadina nel cuore dello stato brasiliano del Mato Grosso, lontano da qualsiasi capitale della moda ma anche da ogni idea precostituita di come dovrebbe apparire un designer o da quale contesto dovrebbe provenire. Cresciuto dalle donne della sua famiglia, in una casa con poche risorse economiche ma contraddistinta da una straordinaria ricchezza umana. Quell’ambiente, la sua forza, la sua complessità, il suo modo particolare di muoversi nel mondo, sono diventati le fondamenta di tutto ciò che avrebbe poi realizzato.
La storia delle sue origini è importante, non tanto come biografia quanto come chiave di lettura del suo linguaggio progettuale. Tutto ciò che fa Misci, il modo in cui veste i corpi, i materiali che sceglie, i riferimenti culturali su cui insiste, risale a quell’infanzia trascorsa nell’entroterra brasiliano. Lontano dall’industria della moda di San Paolo e lontano da qualsiasi idea preconcetta di come dovrebbe essere il lusso.
Martin non ha iniziato il proprio percorso nel mondo della moda. Spinto dalla necessità di raggiungere una stabilità economica e dalla pressione di conformarsi alle aspettative sociali, lasciò Sinop per studiare Giurisprudenza, per poi abbandonarla e intraprendere Medicina a Buenos Aires. Fu proprio nella capitale argentina che entrò per la prima volta in contatto con il design e la moda in una forma del tutto nuova. Tornato a San Paolo, si iscrisse all’Istituto Europeo di Design, dove si formò inizialmente come designer di arredamento. Un background che gli ha conferito qualcosa di raro nel panorama della moda: una comprensione strutturale dello spazio, del comportamento dei materiali nel tempo e del modo in cui forma e funzione collaborano per generare significato. Una sensibilità che si percepisce chiaramente in ogni collezione.
Fin dall'inizio, Misci ha scelto di seguire una strada indipendente, dettando le proprie regole. Il marchio rifiuta il tradizionale calendario della moda, sostiene le comunità indigene impegnate nella tutela della foresta amazzonica e collabora con una rete di produttori locali certificati specializzati in materiali naturali. Non si tratta di uno slogan o di un linguaggio di marketing. La pelle di pirarucu, le lavorazioni a trama aperta realizzate con reti da pesca dismesse, il cotone dai colori naturali, il lattice amazzonico trasformato in tessuto: ogni elemento nasce da anni di ricerca su ciò che il Brasile produce realmente e su come questi materiali possano essere inseriti nel mondo del lusso senza snaturarne l’origine e il valore culturale.
L’industria internazionale della moda non ha tardato ad accorgersene. Martin è stato inserito tra i designer più influenti chiamati a definire il futuro del settore, e la lista dei clienti del marchio abbraccia la politica, lo spettacolo e la cultura come pochi altri marchi riescono a fare. La first lady brasiliana, Rosângela Lula da Silva, ha scelto Misci per diverse apparizioni pubbliche. Anche Oprah Winfrey è stata vista nella boutique del marchio a San Paolo, dove ha acquistato tre borse Bambolê. La cantante Rosalía ha indossato le creazioni della maison, così come l’artista e attivista Indya Moore. La varietà di questi nomi racconta un aspetto fondamentale: Misci è un’etichetta capace di attraversare con credibilità il confine tra politica e cultura, tra dimensione brasiliana e respiro globale, senza mai compromettere nessuna delle due identità.
La sfilata che ci ha portati a Rio de Janeiro è apparsa come una vera dichiarazione di consacrazione. Misci è diventato il primo marchio di moda a trasformare il celebre Sambadrome Marquês de Sapucaí in una passerella, presentando la collezione Escapismo Tropical accompagnata dall’esibizione dal vivo di ottanta percussionisti della storica scuola di samba Beija-Flor de Nilópolis. Portare un guardaroba radicato nell’entroterra brasiliano nel cuore della Sapucaí è sembrato un gesto di rivendicazione culturale. Un designer che afferma con forza che quei codici regionali, troppo a lungo sottovalutati dagli ambienti culturali di Rio e San Paolo, meritano lo stesso palcoscenico delle espressioni artistiche più celebrate del Paese. All’interno di quello spazio monumentale, mentre il suono dei tamburi iniziava a risuonare e la passerella, immersa nell’inconfondibile blu di Misci, attraversava l’avenida come una linea d’orizzonte, era impossibile non sentire il peso di ciò che Martin stava facendo. Non stava vestendo una versione idealizzata del Brasile. Stava dando forma al Brasile reale, con tutta la sua complessità, la sua memoria e la sua autenticità.
Le collezioni
Vale la pena soffermarsi su ciò che Martin propone a livello stilistico, perché la potente narrazione culturale che circonda Misci rischia talvolta di mettere in secondo piano la qualità intrinseca del suo design.
Le sue silhouette sono ampie senza risultare informi, strutturate senza diventare rigide. La sartorialità è attraversata da una fluidità che deriva direttamente dalla sua formazione nel design d’arredo: una comprensione profonda del modo in cui un oggetto deve dialogare con il corpo e accompagnarne il movimento. Proprio come una sedia ben progettata è pensata per accogliere il corpo anziché imporsi su di esso, anche i capi di Martin sembrano costruiti attorno a chi li indossa. Le linee privilegiano volumi ampi e studiati con attenzione, spesso caratterizzati da spalle decise che trasmettono autorevolezza senza mai sconfinare nel teatrale. La seta compare con regolarità nelle collezioni, inserita all’interno di costruzioni classiche per alleggerirne la struttura e conferire alle forme più tradizionali una naturale disinvoltura tropicale, senza comprometterne la precisione sartoriale.
Foto: Zé Takahashi
È nei materiali che Misci si distingue con maggiore evidenza dal resto della moda brasiliana contemporanea. La pelle di pirarucu – ricavata da uno dei più grandi pesci d’acqua dolce dell’Amazzonia e trasformata in stivali, borse e accessori – possiede una consistenza e un effetto tattile difficilmente paragonabili a quelle delle pelli tradizionalmente impiegate in Europa. Costumi da bagno in juta, lavorazioni a trama aperta ottenute da reti da pesca recuperate, lattice amazzonico reinterpretato come superficie tessile: elementi che non appartengono al linguaggio della sperimentazione fine a sé stessa, bensì a quello di prodotti concreti e desiderabili. Creazioni che nascono in uno degli ecosistemi più ricchi di biodiversità al mondo e vengono integrate nel lessico del lusso contemporaneo senza perdere il legame con la propria origine.
Le collezioni attraversano i generi con assoluta naturalezza, senza mai trasformare questa scelta in una dichiarazione programmatica. Uomini e donne condividono le stesse silhouette, gli stessi riferimenti estetici, gli stessi materiali. Non si tratta di androginia intesa come concetto teorico, ma di pluralità vissuta come realtà concreta. Ed è proprio questa visione a essere inscritta nel nome stesso di Misci fin dalla sua nascita: un’idea di identità aperta, fluida e inclusiva, che riflette la complessità del Brasile contemporaneo.
In prima fila alla sua sfilata quella sera sedeva Lenny Niemeyer, la stilista che in oltre trentacinque anni ha trasformato il beachwear brasiliano in una categoria riconosciuta nel panorama del lusso internazionale. Due designer appartenenti a generazioni diverse e a universi apparentemente lontani della moda brasiliana, presenti l’uno per l’altra. Un’immagine che racconta molto più sul futuro dell’industria di quanto potrebbe fare qualsiasi report sulle tendenze. La moda brasiliana non è impegnata a competere con sé stessa: sta costruendo qualcosa di più grande, insieme.
Martin ha compreso qualcosa di raro in questo settore: ciò che propone non è semplicemente un guardaroba, ma una visione complessiva di un Paese. Un racconto che abbraccia la complessità del Brasile, la sua straordinaria ricchezza culturale e la sua resistenza a qualsiasi tentativo di essere ridotto a un’unica immagine o a un unico stereotipo. È proprio questa chiarezza di intenti a rendere Misci diverso da tutto ciò che lo circonda. Il marchio non si limita a interpretare il Brasile: ne restituisce le contraddizioni, le sfumature e l’autenticità, trasformandole in una proposta estetica contemporanea capace di parlare al mondo senza perdere il proprio accento originale.
Ci sono marchi che impiegano decenni per conquistare una simile autorevolezza e che, talvolta, non riescono mai davvero a raggiungerla. Airon Martin ci è riuscito percorrendo la propria strada: creare una moda che non avrebbe potuto nascere in nessun altro luogo al mondo, se non in Brasile. Ogni materiale, ogni silhouette, ogni riferimento culturale riconduce alla stessa origine: un Paese infinitamente più complesso ed affascinante dell’immagine semplificata che per anni è stata proposta al mondo. Misci non è soltanto un brand; è una rilettura necessaria, una correzione di prospettiva. E la sensazione, osservando il percorso del marchio oggi, è che questa storia sia soltanto all’inizio.
Visita il sito di Misci per scoprire le sue ultime collezioni.
Foto di apertura di Pedro Napolinario.
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Last Updated on Giugno 5, 2026 by Editorial Team
In qualità di caporedattore, Raffaele cura il magazine con un tocco cosmopolita, avendo lavorato tra Londra, Berlino, New York e Barcellona. Le esperienze con i marchi del lusso, insieme alla passione per i viaggi e l’alta cucina, regalano ai lettori una prospettiva unica.



























