Spesso la moda può sembrare una promessa effimera, trascinata da stagioni, silhouette e titoli di tendenza. Poi ci sono quei pochi nomi che vanno oltre la “sola” creazione di collezioni o di un nuovo brand. Sono quelli che riescono a definire un’attitudine. Scomparso nel 2022, Issey Miyake era uno di questi. Il suo lavoro, la sua visione, il progetto di tutta una vita: una fusione raffinata tra artigianalità e innovazione, tra eredità ed avanguardia.
Quella visione continua a vivere nella sua linea maschile, lanciata nel 2013, non come un’eco nostalgica, ma come una rivoluzione silenziosa. La filosofia di Miyake che prende ispirazione dal kimono – ovvero dall'utilizzo di “un solo pezzo di tessuto”, in cui l’abito è espressione di libertà e struttura allo stesso tempo – si ritrova in ogni dettaglio. La linea Homme Plissé è stata ospite d’onore all'ultima edizione di Pitti Uomo a Firenze, con una presentazione e una mostra all'interno della Villa Medicea della Petraia.
L'evento ha segnato un nuovo capitolo nella storia di Homme Plissé. La scenografia, firmata da Andrea Faraguna e Michael Kleine, ha preso spunto dalla bellezza della villa, dalla tipica architettura toscana, circondata da giardini rinascimentali coltivati sin dal XVI secolo. La coreografia somigliava più a una sospensione che a una sfilata: non modelli, ma performer che si muovevano tra gli spazi della villa e i suoi giardini. Non danzavano, incarnavano gli abiti. I loro gesti non raccontavano una storia; erano la storia. Una messa in scena silenziosa, quasi sacra. Non uno spettacolo ma una pausa.
Il formato ibrido tra mostra e performance ha offerto uno sguardo sull'intero processo di creazione: studi, sperimentazioni sui tessuti e la trasformazione dall’idea fino all’abito. Nei giardini rinascimentali, tra pini e sculture, sono stati esposti prototipi, rilievi plissettati e frammenti geologici – un dialogo costante tra natura, tessuto e presenza umana, che è stato essenziale nell’opera di Miyake.
Dove l’estetica incontra la funzione
I capi stessi attingono ai colori di paesaggi rigogliosi e alle caratteristiche delle città italiane, piegandoli in nuove idee e codici familiari. La palette spazia dai rossi intensi dell’alba alle tonalità malinconiche dell’autunno, punteggiata da verdi e gialli astratti. Jersey dall’effetto lino si affiancano a lunghi blazer doppiopetto senza colletto della serie “Tailored Pleats” della linea Carrier Carried, ispirata al viaggio e all’idea di raggiungere nuove mete – giocosa e pragmatica al tempo stesso. Dopo essere stati indossati, i capi possono essere ripiegati nelle loro apposite garment bag, unendo l’eleganza alla funzionalità.
La collezione Lithology: The Curious Stones trasforma l’abbigliamento in un’esplorazione geologica. Ispirati alla bellezza grezza della roccia, questi look vanno oltre il tessuto e il taglio, diventando vere e proprie meditazioni sulla meraviglia della natura. Design all’apparenza semplici ma profondamente funzionali mettono in risalto l’expertise di Homme Plissé nella costruzione della forma, con linee pulite, tasche multiple e un equilibrio sottile tra praticità ed eleganza.
Issey Miyake non è mai stato solo un designer. Era un ricercatore. Nato a Hiroshima nel 1938, sopravvisse alla bomba atomica. Quell’esperienza ha plasmato lui e il suo lavoro. Dopo aver studiato a Tokyo, Parigi e New York, ha sviluppato un approccio umanista alla moda: l’abbigliamento non come armatura o simbolo di status, ma come strumento di movimento, espressione e autodeterminazione.
Un laboratorio per il futuro della morbidezza
Forse la sua idea più radicale: “un solo pezzo di tessuto”. Ispirandosi al kimono, Miyake immaginava un abito che non imponesse la sua forma al corpo, ma che lo avvolgesse. Invece di costruire tagli, lasciava parlare il tessuto. Fu l’inizio di un nuovo linguaggio nella moda, in cui ogni piega portava con sé un significato.
Miyake è scomparso nel 2022, ma il suo pensiero è più vivo che mai. Sotto la direzione creativa di Satoshi Kondo, il team di Homme Plissé continua a chiedersi: cos’è l’abbigliamento in un mondo in continua evoluzione? In che modo il tessuto può favorire il movimento fisico, sociale ed emotivo?
Per scoprire l'intera collezione visita il sito ufficiale del brand.
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Last Updated on Settembre 25, 2025 by Editorial Team
Rüdiger Oberschür ha intrapreso studi teatrali a Gießen e Francoforte, prima di approdare alla professione di giornalista di moda, con un focus sui modelli di business nel fashion. Profumi, occhiali, viaggi, design d'interni e arte sono tra gli altri temi che ama trattare.



